Attualità

Coronavirus, come sta cambiando la nostra vita. La ricerca del Cnr

La vita di coppia è messa a dura prova dall’isolamento a casa, tanto che il 15% di chi convive crede ci sia il rischio che si verifichino episodi di violenza psicologica, mentre il 6% si dice preoccupato per la stabilità della relazione. E la paura per il futuro e per la propria stabilità economica è forte: circa 4 persone su 10 prevedono di andare incontro a gravi perdite economiche, più di una su 10 di perdere il lavoro o la propria attività, e due su 10 di andare in cassa integrazione.
Sono alcuni dei dati emersi dalla ricerca realizzata nelle ultime settimane dall’osservatorio Mutamenti Sociali in Atto-COVID2019 del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il quale si avvale del contributo di un gruppo di ricerca ampio e multidisciplinare, con competenze nel campo sociologico, statistico, demografico, antropologico e psicopedagogico.
L’indagine ha previsto la realizzazione di un sondaggio condotto per mezzo di un questionario di ricerca, di tipo elettronico e semi-strutturato, diffuso mediante piattaforme virtuali e canali formali e informali. Il questionario – ancora attivo – può essere compilato con qualunque apparato in grado di navigare su Internet ed è anonimo.
Il metodo utilizzato permette l’immediata registrazione dei dati raccolti direttamente sul server del CNR in modo da rendere disponibili i risultati in brevissimo tempo. Lo scopo del progetto è quello di indagare gli atteggiamenti e i comportamenti della popolazione nell’emergenza sanitaria scaturita dal Coronavirus, soffermandosi specialmente su quella dimensione interpersonale, psicologica ed economica che il distanziamento sociale ha imposto. L’avviso per la compilazione è stato diffuso, su scala nazionale, attraverso il sito del CNR-Irpps e le relative pagine social (Twitter e Facebook) istituzionali. In totale sono state fino ad ora raccolte oltre 140.000 interviste. Il questionario somministrato on-line richiede alcune informazioni caratteristiche, come il sesso, l’età (compresa fra i 18 e i 79 anni), il titolo di studio, la regione di domicilio, la dimensione della località, la presenza di familiari, la dimensione dell’abitazione, la disponibilità di tecnologie e il tipo di occupazione. Informazioni necessarie per fornire un quadro quanto mai completo ed esaustivo da ogni punto di vista.
Il decreto per combattere il Coronavirus del Presidente del Consiglio dei Ministri che ha stabilito una chiusura generale del Paese ha, infatti, prodotto un sensibile e repentino cambiamento soprattutto in materia di interazione sociale e socialità in varie forme. Lo studio ha fornito importanti dati circa la condizione abitativa, relazionale e lavorativa, analizzando nello specifico quali sono le attività quotidiane, quanto uso si fa di Internet, a che livello è diffusa la violenza domestica, quanta fiducia viene riposta – in questo momento di emergenza – nel sistema.

I rapporti di coppia
I rapporti di coppia e la convivenza sono due àmbiti che hanno risentito notevolmente delle condizioni restrittive che la crisi sanitaria ha imposto, facendo vacillare quelle certezze e quella stabilità che si credeva di avere. Attualmente il 73,1% degli intervistati ha un partner, con cui convive per il 56,7%, a fronte del 13% di persone che abitano da sole. Si pensi che il 5% di chi vive in coppia dichiara che il clima è poco collaborativo, pacifico e affettuoso. Il 6% degli intervistati che vive con un partner è seriamente preoccupato per la stabilità della coppia proprio a causa della convivenza forzata. La quarantena ha costretto le coppie a relazionarsi in un modo nuovo, in molti casi stando insieme 24h su 24; non è un caso, quindi, che in contesti consimili si sia sviluppato ulteriormente un tipo di violenza domestica non solo fisica, ma in alcuni casi anche psicologica. Il 56,7% dei soggetti convive, come si è detto, con un partner o ex-partner. Per il 15% è possibile che si verifichino atti di violenza psicologica commessa dagli uomini sulle donne e per il 9% dalle donne sugli uomini. Il rischio di violenza fisica degli uomini sulle donne è percepito dal 13% e quella delle donne sugli uomini dal 3%. Inoltre, in tali situazioni familiari i genitori dichiarano che i ragazzi assistono alle loro liti nel 5% dei casi.

Lavoro e tempo libero
Improvvisamente ci si è ritrovati a stare a casa, ogni giorno e a tutte le ore. Il distanziamento sociale e la chiusura di qualsiasi tipo di attività commerciale hanno comportato un aumento considerevole del tempo libero. Attualmente, secondo i dati del CNR, il 49,3% degli intervistati è impiegato a tempo pieno e per il 24,9% dei soggetti l’attività lavorativa è sospesa. Tra i rimanenti lavoratori, il 23,4% continua la sua attività attraverso lo smart working, mentre il 10,8% si reca sul posto di lavoro. La sospensione delle attività lavorative, o comunque lo smart working – che permette di continuare a lavorare, offrendo tuttavia un ampio margine di gestione dei tempi – hanno portato ad una rimodulazione del tempo libero. Tra le principali attività che si svolgono in questi giorni la lettura di libri torna a primeggiare, seguita dalle classiche mansioni quotidiane come l’impegno in cucina o l’ascolto dei notiziari. Com’è ovvio, aumenta anche il tempo trascorso sul Web e l’utilizzo dei social media. Internet ha permesso non solo di abbattere i muri imposti dalla quarantena forzata, ma è anche diventato uno dei principali mezzi per conoscere i fatti, offrendo, secondo alcuni, informazioni che i notiziari nascondono deliberatamente. Per 4 soggetti su 10 si è registrato un incremento del tempo di utilizzo pari quasi al doppio di quello che si trascorreva prima della diffusione del virus: fino a 60 minuti per il 21,5%; da 1 a 3 ore per il 42,1%; oltre 3 ore per il 33,7%. Tutti, indipendentemente dall’età, passano, in questo momento, più tempo sui social. I più giovani utilizzano il Web soprattutto con finalità ludiche e comunicative, tanto che questo tipo di iper-connessione potrebbe diventare un fattore patologico. Il 44,5% delle persone ritiene, infatti, che la comunicazione virtuale possa sostituire quella personale (faccia a faccia), legittimando, in questo modo, la trasposizione del reale sulla Rete, soprattutto in quest’ultimo periodo.

Fonte: Elaborazione Eurispes su dati del CNR.

La paura del futuro
Un altro aspetto fondamentale è relativo alle conseguenze che l’emergenza sanitaria avrà sull’economia e sul futuro del Paese. Circa 4 persone su 10 prevedono di andare incontro a gravi perdite economiche, più di una su 10 di perdere il lavoro o la propria attività, e due su 10 di andare in cassa integrazione. Il rischio di non riuscire a far fronte alle esigenze alimentari nei prossimi giorni, nonostante le misure messe in atto dal Governo, riguarda 3 persone su 10, soprattutto nel Centro e Sud Italia. In questo senso, si giustifica il sentimento di paura, ansia e rabbia che interessa la maggior parte degli intervistati. La felicità ottiene il punteggio più basso, lasciando trasparire quella frustrazione e quel senso di insicurezza legato all’imminente futuro. Tale incertezza è connessa anche alla scarsa fiducia nutrita nei confronti di politici, banche e Unione europea – l’unica ad aver registrato un calo. Raccolgono invece la fiducia degli intervistati la Protezione civile, gli scienziati, le Forze dell’ordine, la sanità.
I risultati ottenuti dall’osservatorio del CNR delineano l’immagine dell’Italia che ci siamo oramai abituati a vedere. I problemi economici e sociali ben presto dovranno essere affrontati, così come il nuovo peso che la comunicazione digitale ha assunto nella nostra quotidianità. Ben presto, con la riapertura del Paese, bisognerà tornare alla “normalità”, una normalità alla quale ci siamo con fatica disabituati, ma che, tuttavia, non sarà facile ricostituire. Sono cambiati i modi di relazionarci e le nostre abitudini; sono cambiate le emozioni ma anche gli stessi individui, e non è certo che saremo in grado e disposti a tornare a quello che c’era prima del Coronavirus.

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