Le infrastrutture del capitale umano: primo punto, la contaminazione dei saperi

La contaminazione dei saperi è fondamentale. E lo è soprattutto nei percorsi di formazione delle nuove generazioni. In altri paesi, è possibile scegliere gli indirizzi di studio. Esiste una diversificazione degli indirizzi e si possono scegliere le singole materie, perché ogni individuo è diverso e può avere bisogni diversi. Ossia lo studente può plasmare la propria istruzione seguendo la sua indole e le sue capacità. Tutto questo è molto lontano dalla rigidità tipica della scuola italiana, oggi da rivisitare e superare.

Approccio multilivello ai saperi per conciliare meglio le richieste del mercato

Un indirizzo di auto-orientamento e di approccio multilivello alla conoscenza permette infatti di conciliare meglio le eventuali richieste del mercato, delle aziende, del territorio, della famiglia, dello studente e degli insegnanti. Invece, imponendo come accade da noi, a livello ministeriale gli indirizzi scolastici e formativi, non si potrà mai arrivare ad un’offerta completa, che risponda a tutte le esigenze. 

La pensa così anche il Presidente della Crui, massimo vertice di rappresentanza del mondo accademico. Secondo Ferruccio Resta infatti: «Se noi mettiamo dei vincoli, il mercato non ci aspetterà. Andrà avanti. Le professioni cambieranno e se non le occuperanno i nostri studenti e le nostre studentesse, le occuperà qualcun altro. Con vincoli e rigidità, non stiamo dando ai nostri giovani studenti e studentesse armi, di qualunque tipo, necessarie per affrontare il futuro».

Un nostro studente per avere qualifiche che gli permettano di competere dovrebbe conseguire tre lauree

Tra l’altro, anche a seguito dell’accorpamento di scuole superiori, a indirizzi differenti, sotto lo stesso Dirigente, oggi sarebbe più facile consentire agli studenti percorsi personalizzati. Paradossalmente oggi un nostro studente per avere determinate qualifiche che gli permettano di competere con un suo coetaneo straniero, magari americano, dovrebbe conseguire tre lauree, mentre all’altro era bastato introdurre nel suo percorso di studi alcune materie specifiche.

Da noi non si può fare, non tanto per motivi ideologici, ma perché, a differenza ad esempio della vicina Francia, uno studente non può iscriversi a due Università contemporaneamente, perché in quel caso il database del Ministero non riuscirebbe ad associarlo all’Università A o B. Una vera contraddizione del sistema che mortifica i saperi invece di aumentarne l’accessibilità.

 

Guardando al futuro e ai nuovi modelli emergenti e di riferimento, andrebbero superati gli ostacoli burocratici concentrandosi nella costruzione di una “missione” della singola Università, legata a una vocazione territoriale o disciplinare. Una sorta di sovra-specializzazione. Sarebbe invece deleterio cercare di uniformare le varie realtà, con il rischio di appiattire l’offerta formativa.

Università inserite in territori con grandissime potenzialità potrebbero divenire Academy uniche al mondo

Ad esempio, università inserite in territori che hanno nel turismo, nella storia, nella tradizione e nella cultura grandissime potenzialità, potrebbero divenire grandi Academy, uniche al mondo. Per avviare un percorso del genere può servire il Next Generation? Oppure, ancora una volta, i fondi pubblici, che dovrebbero aiutare l’Istituzione dell’educazione, diventano una contropartita in termini di freno all’innovazione e per lo stare al passo coi tempi?

Secondo Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera, il Next Generation Ue non aiuterà ad andare nella giusta direzione virtuosa, perché quello attuale non è un problema di risorse. Ci sono stati dati 209 miliardi ma, di fatto, quanti ne verranno usati? Dobbiamo, in qualche misura, uscire fuori dai luoghi comuni (mancanza di risorse, mancanza di leggi, mancanza di riforme, eccetera) e rovesciare completamente il tavolo per passare al lato delle soluzioni, mettendo in piedi iniziative che possano funzionare, anche per ciò che riguarda il capitale umano.

Internazionale non deve significare obbligatoriamente l’estero

Guardare alla dimensione internazionale è molto importante, sprovincializza i territori, le province e le università delle diverse aree del Paese, permettendo all’Italia di diventare un paese attrattivo, con un equo scambio tra chi va e chi viene. Ma internazionale non deve significare obbligatoriamente l’estero. Si può essere internazionali pure in Italia, basta avere relazioni internazionali, una comunità multidisciplinare, multietnica, multi sociale. Le nostre città, concentrando le risorse umane, economiche, di progettualità, creative, nei propri punti di forza, nei saperi, potranno diventare i poli attrattori internazionali dei loro territori. Sarà altresì necessario progettare collaborazioni specifiche e dare una spinta allo sviluppo.  

Il limite è la crisi complessiva della classe dirigente

L’idea che le Università debbano essere strettamente collegate alle vocazioni del territorio e capaci di diventare poi internazionali è condivisa anche dal Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, che sostiene che uno dei problemi irrisolti di un Paese come il nostro è quello di trasformare il proprio immenso  potenziale in energia: «Il Paese si è fermato, bloccato da una burocrazia asfissiante, da troppe leggi, da troppi ritardi. L’Italia deve liberarsi dai lacci e dai lacciuoli, dei quali parlava Einaudi, e deve liberare le proprie potenzialità ed energie. Il tappo è rappresentato dalla politica e dalla burocrazia, ma soprattutto, in senso lato, da una crisi complessiva della classe dirigente, intendendo come tale Università, ricerca mondo del lavoro, mondo dell’informazione, economia, politica. L’attuale classe dirigente è in qualche modo venuta meno al suo ruolo, è diventata un po’ più egoista di quanto non lo sia stata in passato, un po’ più chiusa in se stessa, un po’ più autoreferenziale». Il problema maggiore, per Fara, è  quello di ricucire la frattura che si è  creata tra Sistema e Paese.

Si dovrà dare la possibilità di essere flessibili nel proprio percorso 

Per sanare questa frattura è necessario puntare ad unire le forze altrimenti disperse che sono presenti nella classe dirigente. Perché ciò accada serve che tutti noi ci sentiamo chiamati a perseguire una “via alternativa” all’individualismo rifuggendo la tentazione di affrontare la realtà per compartimenti stagni. Ciò significa iniziare a lavorare in maniera sinergica per cambiare e per intervenire meglio su quegli aspetti già ampiamente individuati nel dibattito degli ultimi anni.

La contaminazione dei saperi è fondamentale nei percorsi di formazione delle nuove generazioni

Riguardo in particolare alla questione del sapere, si dovrà dare la possibilità di essere flessibili nel proprio percorso, in un Paese che ha reso flessibili i contratti, in alcuni casi, ma non i percorsi formativi.

Ci sono i presupposti per invertire dunque la rotta? Sapremo cogliere le opportunità offerte dal post pandemia anche nell’immaginare un nuovo corso della formazione di cultura e di conoscenza all’interno delle nostre scuole e delle nostre Università, ma nei mondi limitrofi delle imprese e della Pubblica amministrazione? Il Laboratorio Eurispes sul capitale umano, del quale sono animatrice e coordinatrice, lo fissa come obiettivo dell’anno.

Ultime notizie
Internazionale

Universal child allowance: the first step of tax reform. Interview with the Minister for Equal Opportunities and the Family, Elena Bonetti

Universal child allowance: the first step of tax reform. Interview with the Minister for Equal Opportunities and the Family, Elena Bonetti
di Emilio Albertario
Italia

Assegno unico: primo passo per una riforma fiscale. Videointervista al Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti

L'assegno unico universale per i figli è solo primo passo per una grande riforma fiscale. Videointervista al Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti.
di Emilio Albertario
Attualità

Perché è fallita la Superlega? La rivincita sociale del calcio

Fra i temi che hanno animato il dibattito pubblico negli ultimi giorni c’è la “Superlega” di calcio. Una suggestione durata circa 24...
di Salvatore Di Rienzo
processo
Diritto

Giustizia tributaria e giusto processo: ipotesi per una riforma

Avere un giusto processo significa, innanzitutto, avere diritto ad un giudice indipendente ed imparziale. Ma la giurisdizione tributaria non è esercitata da magistrati di ruolo, nominati per concorso pubblico per esami. Un processo è infatti veramente tale solo se i suoi protagonisti sono dei “professionisti” della materia, ad essa dedicati a tempo pieno.
di Giovambattista Palumbo*
processo
gioco
Criminalità e contrasto

Giochi e scommesse, l’effetto boomerang che non si vuole vedere

L’analisi di Chiara Sambaldi e Andrea Strata, Direttori dell’Osservatorio Permanente Giochi Legalità e Patologie, prende in considerazione l’effetto boomerang generato dalle misure di contenimento dell’offerta legale di gioco: meno entrate erariali, aumento della criminalità, nessuna soluzione effettiva nel contrasto al disturbo da gioco d’azzardo patologico.
di Chiara Sambaldi e Andrea Strata*
gioco
Economia

The unstoppable rise of e-commerce and Italy’s shortcomings

The rapid development of e-commerce in recent years and the following restrictions imposed by the Covid-19 pandemic contribute to revolutionising the retail...
di Ludovico Semerari
Internazionale

Albania: the mafia beyond the blue border

The Adriatic Sea is defined by investigators as having a blue border, a border that has united two countries and two criminal...
di Sergio Nazzaro
Criminalità e contrasto

Albania: la mafia oltre il confine blu

Il “confine blu” è la definizione che gli investigatori danno del mare Adriatico, un confine che ha unito due Paesi ma anche due realtà criminali: quella italiana e quella albanese.
di Sergio Nazzaro
Crescita

L’inarrestabile ascesa dell’e-commerce e i ritardi dell’Italia

Il rapido sviluppo del commercio elettronico negli ultimi anni, ed in particolare a seguito delle restrizioni imposte dalla pandemia da Covid-19, sta...
di Ludovico Semerari*
Italia

Il nostro Mezzogiorno come l’ex-Germania dell’Est

Perché non prendere lezione dall’esempio offerto dalla Germania in questi anni e fare altrettanto per rilanciare l'economia del nostro Mezzogiorno?
di Gian Maria Fara*