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Non è più un lusso. Intervista a Martin Elsner, Rocco Forte Hotels

La pandemia ha avuto effetti devastanti soprattutto su due comparti: quello turistico e quello alberghiero. In questo àmbito anche il turismo di lusso – solitamente immune a cali di profitto – ha registrato numerose cancellazioni e perdite dovute al periodo di lockdown che ha interessato tutto il mondo. Come si è riorganizzato questo settore? E in che modo le Istituzioni possono favorire il rilancio delle prenotazioni e la ripresa? L’Eurispes, attraverso le pagine del suo magazine online, ha approfondito l’argomento con un’intervista a Martin Elsner, Regional Director Italy della catena Rocco Forte Hotels che offre, in Italia e nel mondo, soggiorni di lusso in palazzi prestigiosi nelle posizioni più esclusive della città. Come afferma Elsner è importante, prima di tutto, far sentire la propria presenza nella città cercando, in questo momento di crisi, di limitare le perdite che colpiscono in maniera consistente il turismo di lusso.


 

Dottor Elsner, che cosa sta succedendo nel turismo di lusso, ma soprattutto nel mondo del lusso dopo la pandemia?

Già da gennaio-febbraio abbiamo registrato un rallentamento del turismo. Sicuramente la situazione è peggiorata in Italia con il lockdown, così come in tutti gli altri paesi. Viviamo in una situazione di continuo stress per il turismo, perché parte del mondo è ancora chiuso. Per noi è importante il mercato americano, come pure quello sud-americano, quello dell’Oriente e della Russia: attualmente, questi mercati sono chiusi. Per quanto riguarda gli alberghi a cinque stelle la situazione italiana è simile a quella dell’estero.

Il lusso è in crisi: anche la moda si fa online. Però è difficile fare online il turismo, non è vero?

Assolutamente. L’online era una possibilità per tante aziende – ho parlato pochi giorni fa con Frette, azienda che è riuscita un po’ a salvarsi grazie alle vendite online. Al contrario, il mercato delle biciclette è esploso in quest’ultimo periodo; purtroppo, invece, il servizio di accoglienza come pure il turismo – così come tutti coloro che lavorano nel settore degli eventi, ma anche della gastronomia – soffrono molto di più rispetto ad altri settori.

Parliamo di Roma. Oltre all’Hotel de Russie avete anche il Savoy; le prenotazioni a che punto sono?

All’inizio, dal mese di marzo in poi, abbiamo registrato solamente cancellazioni, anche importanti. Abbiamo deciso, per il 19 di giugno, di aprire il nostro albergo in Sicilia, il Verdura Resort, e il Torre Maizza in Puglia. Gli alberghi di città soffrono molto di più rispetto agli alberghi di mare o di lago. Siamo convinti che se vogliamo un rilancio su Roma, dobbiamo essere presenti. I numeri, con la riapertura, sono stati contenuti, perché come ho già detto tanti mercati sono ancora chiusi, non ci sono voli in arrivo e in partenza; ma la presenza è importante per dimostrare anche che andiamo avanti. L’albergo attualmente fa il 20/25% di occupazione, e così sarà ancora per i mesi di agosto e inizio settembre. Un piccolo aumento delle prenotazioni si avrà dalla metà di settembre, o ad ottobre.

Quanto ci vorrà per riprendersi?

Per quanto riguarda il comparto alberghiero, per tornare ad ottenere un utile, bisogna avere un’occupazione di oltre il 50%. Quello che facciamo al momento è “migliorare” la perdita. Nessuno di noi pensa di poter ottenere un profitto.

A questo punto, quanto possono le Istituzioni italiane (i Comuni, le Province, le Regioni, lo Stato) aiutare il vostro settore?

Innanzitutto, è importante avere un Governo stabile, questa per noi è condizione imprescindibile. Ci sono poi tante iniziative del settore alberghiero con associazioni come Eni, Confindustria, Unindustria, Federalberghi che si legano profondamente con l’assessorato del turismo di Roma (stessa cosa nelle altre città). Ci sono fondi per andare avanti, per fare promozione: è questa per noi la strada da percorrere. L’idea, nel mondo, che l’Italia non è preparata per il turismo, il fatto che non ci sia un turismo di massa vivo a Roma da 15 anni, è un aspetto tutto sommato positivo – nonostante significhi non avere un grande turismo e soffriamo per questo. Ma ci sono aspetti come quello della bellezza della città, l’assenza di code, la visita non affollata in Vaticano – 1.600 biglietti al giorno e non 16mila. Dobbiamo allearci e fare tanta promozione. Abbiamo sicuramente bisogno anche di un sostegno dal punto di vista fiscale e salariale; abbiamo bisogno di una flessibilità relativa al mercato del lavoro e ai contratti di lavoro.  

Lei è ottimista, pessimista o realista? Quale delle tre chance sceglierebbe?

Sono realista da un punto di vista economico, ricordando quello che facciamo e che devo fare per mantenere tutto il mio team al lavoro. Se dovessi guardare al futuro, sono ottimista rispetto alla possibilità di sopravvivere nei prossimi mesi e prevedo, nell’aprile 2021, una situazione molto più stabile per andare avanti. Per il momento si procede step by step, ma con grande soddisfazione.

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