Tempio Pausania

Sardegna: la crescita del territorio passa
per la politica e la ricerca

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Sardegna

La tre giorni di Tempio ha rappresentato l’atto fondativo della sede regione Eurispes Sardegna. Quale messaggio arriva al Paese dalle giornate di tempio?

Si è trattato di  un momento importante per l’Isola e non solo per la città di Tempio, in termini di crescita culturale e di maturazione collettiva. La nostra ambizione, in coerenza con la stessa mission dell’Eurispes, è quella di stimolare il confronto politico sui grandi temi del nostro tempo. Mettere sul tavolo l’analisi di concetti complessi, come sono Paura, Culture, Sviluppo, Futuro, significa squadernare l’attualità in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni. Altro aspetto cruciale per noi è quello di avviare un approfondimento sui progetti di crescita per dare alla Sardegna e ai giovani quella speranza che sembrava smarrita dopo anni di crisi. Stimolare il confronto politico sarà decisivo per dare concretezza alle tante idee messe in campo, in questa sorta di “Stati Generali” dell’Istituto.

La politica, cui Lei faceva riferimento, appare permeabile ai temi del cambiamento?

Non ha alternative il ceto politico se non vuole definitivamente perdere il rapporto con l’elettorato sempre più scettico e lontano. Noi faremo la nostra parte sollecitando gli organi regionali ad attivare un processo di programmazione, serio e articolato capace di valorizzare le tante eccellenze di cui è ricca la Gallura.

Nel dibattito è emersa la dimensione etica della ricerca sociale che deve porsi al servizio … di che cosa esattamente?

Innanzi tutto dello sviluppo. Senza timori i ricercatori devono sollevare e affrontare le questioni spinose, con rigore scientifico e metodo. Non ci interessa navigare a vista nutrendoci della superficialità che purtroppo caratterizza molto spesso il dibattito pubblico. Vogliamo porre l’asticella più in alto, sulla scorta di quel rigore che ha caratterizzato trent’anni di sortia dell’Eurispes. Responsabilità significa questo nella nostra ottica: fare il nostro dovere con scrupolo, tenere gli occhi aperti sul territorio, sollecitare costantemente le istituzioni e i poteri locali ad agire nell’interesse collettivo.

La Sardegna che posizione occupa oggi nel contesto di un’Italia che sta tentando di imboccare la strada della ripresa?

Quest’isola può giocare un ruolo nella dinamica della crescita. Ma nulla può essere improvvisato. Sono tanti i poli di eccellenza su cui lavorare: dall’agroalimentare, al turismo, all’ambiente. Nella Gallura vivono settantacinque etnie diverse, dico questo solo per dare l’idea della ricchezza antropologica di questo territorio. Una recente ricerca che abbiamo commissionato e che presenteremo entro la fine dell’anno fa emergere come gli italiani conoscano molto poco questa terra. Si tratta di una lacuna grave, che dobbiamo colmare con impegno, professionalità e metodo.

Che cosa l’ha maggiormente colpita della riflessione proposta da Gian Carlo Caselli nella Lectio Magistralis che ha aperto i lavori ?

Il procuratore ha dato una lettura corretta di alcune fenomenologie sociali che non possono essere trascurate. A partire dalla crisi della politica che ha fatto “per viltade il gran rifiuto”. Abdicare al proprio ruolo costringendo di fatto altri poteri a riempire lo spazio vacante è stato un errore grave, che ha rischiato di incrinare la tenuta democratica. Ripartire da una consapevolezza nuova dei propri compiti, nel rispetto del dettato costituzionale e nella cultura del confronto sarà determinante se vogliamo realmente continuare a dire la nostra in un mondo globale che non è disposto ad aspettare i nostri ritardi e le nostre incertezze.

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