Usura: un business da 82 miliardi di euro

usura

Le organizzazioni criminali – spiega Gian Maria FaraPresidente dell’Eurispes – hanno ben compreso che l’usura rappresenta un metodo di straordinaria efficacia:  da un lato per riciclare denaro sporco e ottenere facilmente ingenti guadagni, dall’altro per impossessarsi di quelle imprese e attività che non sono in grado di far fronte ai debiti contratti, divenendo dapprima soci e in seguito veri e propri proprietari. Tutto questo con rischi più contenuti rispetto a quelli connessi ad altre attività illecite come ad esempio il traffico di stupefacenti.

Secondo il Presidente dell’Eurispes: “La mafia – soprattutto dove e quando sia colpita da inchieste che ne disarticolano pesantemente alcune componenti – sceglie un comportamento “di tregua” che possa, fra l’altro, far scendere su di sé un cono d’ombra e rendere meno individuabile la sua organizzazione. In quest’ottica, seleziona le sue attività privilegiando quelle che consentono  il massimo vantaggio col minor rischio e tra queste vi è certamente l’usura,  attraverso la quale si perpetua un sistema di radicamento sui territori e di assoggettamento silenzioso quanto efficace”.

“Oggi – dichiara il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – sappiamo che la figura dell’usuraio non è rintracciabile solo tra criminali e mafiosi, ma è presente anche tra gli “insospettabili”: negozianti, commercialisti, avvocati, dipendenti pubblici, che hanno sfruttato il lungo periodo di crisi economica e l’indebitamento di famiglie, commercianti ed imprenditori per arricchirsi, forti delle crescenti difficoltà di accesso al credito bancario. Ed è nata una nuova figura: quella dell’usuraio della stanza accanto.

Si tratta, evidentemente, – conclude Gian Maria Fara – di un problema di grande complessità che postula un approccio multidisciplinare che preveda, insieme alla repressione, un forte impegno sul fronte della prevenzione e quindi culturale. Ma, soprattutto, la individuazione di forme più flessibili e personalizzate di accesso al credito ufficiale che sottraggano, nei momenti di difficoltà, gli operatori economici e le famiglie alle insidie di un credito solo apparentemente facile ma funesto in sostanza”.

La stima per le famiglie è stata calcolata prendendo in considerazione le rilevazioni Eurispes secondo le quali in media negli ultimi due anni circa il 12% (su un totale di 24,6 milioni di famiglie) si è rivolto nel corso a soggetti privati (non parenti o amici) per ottenere un prestito, non potendolo ottenere dal sistema bancario. Si è quindi ipotizzato che il prestito ammonti, in media, a 10.000 euro (richiesti anche in diverse occasioni), per una cifra di 30 miliardi di euro per 3 milioni di nuclei famigliari in difficoltà.

Dal lato delle imprese, per il settore agricolo, si è stimato che il 10% delle circa 750.000 aziende agricole attive in Italia nel 2015 abbia avuto la necessità di richiedere denaro ad usurai. E che la somma media richiesta ammonti a 30.000 euro per un totale annuo di 2.250.000.000 euro.

Per le aziende del commercio e dei servizi (3,3 milioni attive), si stima, approssimando verso il basso, che una su 10 si sia rivolta agli usurai, con una cifra media di 15.000 euro in prestito per circa 5 miliardi di euro complessivi.

Il capitale prestato si aggirerebbe dunque sui 37,25 miliardi di euro. A questo dato va aggiunto un interesse medio sui prestiti del 10% al mese, ossia del 120% annuo (anche se è noto che generalmente i tassi sono ben più elevati), per un capitale restituito che aggiunge altri 44,7 miliardi di interesse ai 37,25 prestati, per un totale di 81,95 miliardi di euro.

 

Business usura anno 2015.
Valori in euro

Settore Capitale prestato Capitale restituito
Famiglie 30 miliardi 66 miliardi
Imprese agricole 2,25 miliardi 4,95 miliardi
Imprese commercio e servizi 5 miliardi 11 miliardi
Totale 37,25 miliardi 81,95 miliardi

Fonte: Eurispes.

 

Si tratta in ogni caso di un calcolo approssimativo per difetto a causa della significativa quota di “sommerso” che caratterizza un fenomeno criminale ben radicato come quello dell’usura.

Proprio la difficoltà metodologica nell’investigare statisticamente l’usura attraverso il solo dato ufficiale ha reso necessario la creazione di uno strumento ad hoc.

L’InPUT (Indice di Permeabilità dell’Usura nei Territori) realizzato dall’Eurispes è costruito dall’incrocio di 23 variabili socio-economiche per rappresentare la permeabilità o la vulnerabilità  di una data provincia rispetto al fenomeno usura, in considerazione delle caratteristiche intrinseche alla provincia stessa e quindi sia dei fattori aggravanti (il livello della disoccupazione o i fenomeni estorsivi) sia di quelli lenitivi (ad esempio, il livello di ricchezza complessivo).

L’Indice è calcolato come combinazione lineare degli indicatori, opportunamente indicizzati e con pesi diversi in funzione della loro correlazione con il numero di reati di usura.

L’Indice assume valori da 0 a 100 in funzione crescente del grado di vulnerabilità del territorio aggregati in quattro classi di rischio usura (alto, medio-alto, medio-basso, basso).

Le regioni a maggior rischio usura sono quelle meridionali e insulari, ma il fenomeno sembra propagarsi, su scala geografica, anche nel Centro Italia, attestandosi su di un livello di rischio medio-alto.

Il rischio di permeabilità del territorio nazionale è pari a 44,0. Crotone (96,8), Siracusa (91,9), Foggia (86,1), Trapani (85,6), Vibo Valentia (82,1) e Palermo (81,9) rientrano nel novero delle prime sette Province ad alto rischio usura. In termini assoluti, la provincia più esposta risulta essere Parma (100,0). Questo risultato può dipendere sia dall’eccezionalità di accadimenti specifici sia, in termini generali, dal perdurare dello stato di sofferenza del tessuto produttivo e sociale locale a partire dall’inizio della crisi nel 2008. Tale interpretazione è sostenuta dalla presenza di altre province centro-settentrionali nella fascia di rischio denominata medio-alta, quali, ad esempio, Aosta (61,6), Imperia (52,7) e Biella (50,3).

Inoltre, il dato della Parma, per quanto possa sembrare sorprendente, deve essere considerato nel contesto dei reati denunciati negli ultimi anni: questi infatti hanno fatto registrare un andamento anomalo. Va altresì evidenziato come la numerosità delle denunce per usura e i risultati delle attività della Magistratura e delle Forze di polizia possiedano un peso considerevole nel calcolo dell’Indice.

InPUT (Indice di Permeabilità dell’Usura sul Territorio)

GEO IRU GEO IRU GEO IRU
Parma 100,00 Imperia 52,67 Pistoia 31,90
Crotone 96,79 Matera 51,30 Bologna 31,86
Siracusa 91,87 Biella 50,31 Modena 31,71
Foggia 86,07 Chieti 49,45 Firenze 31,50
Trapani 85,65 Gorizia 48,70 Ferrara 31,01
Vibo Valentia 82,15 Roma 48,58 Siena 30,38
Palermo 81,89 Terni 47,72 Piacenza 28,75
Avellino 79,73 Novara 47,44 Grosseto 28,63
Catania 77,85 L’Aquila 46,39 Varese 27,78
Caltanissetta 75,94 Rimini 44,24 Asti 27,34
Potenza 74,48 Italia 44,02 Reggio nell’Emilia 27,09
Napoli 73,45 Viterbo 42,69 Venezia 26,94
Catanzaro 73,36 Teramo 42,46 Padova 26,22
Sassari 72,79 Macerata 41,43 Verona 25,44
Caserta 72,14 Oristano 40,93 Bergamo 25,37
Reggio di Calabria 72,04 Ancona 40,48 Pesaro e Urbino 25,17
Cosenza 71,72 Livorno 40,04 Brescia 23,84
Messina 69,15 Torino 39,61 Rovigo 23,70
Benevento 68,45 Trieste 39,08 Cremona 23,50
Pescara 66,97 Verbano-Cusio-Ossola 38,73 Monza e della Brianza 21,10
Salerno 66,85 Arezzo 38,61 Pavia 19,20
Bari 66,65 Lucca 36,93 Cuneo 19,19
Isernia 66,07 Prato 36,48 Mantova 18,34
Cagliari 65,16 Milano 36,41 Forlì-Cesena 18,24
Lecce 64,53 Pisa 36,34 Lecco 17,95
Barletta-Andria-Trani 64,14 Alessandria 36,22 Lodi 15,92
Nuoro 62,43 Ascoli Piceno 35,79 Udine 15,52
Aosta 61,60 Perugia 35,79 Como 15,38
Latina 61,32 Massa-Carrara 35,18 Pordenone 14,70
Frosinone 59,86 La Spezia 34,02 Vicenza 13,73
Taranto 59,09 Ravenna 33,69 Belluno 12,46
Enna 58,70 Genova 33,51 Treviso 7,80
Ragusa 58,56 Fermo 33,48 Sondrio 7,41
Campobasso 56,67 Vercelli 33,21 Trento 3,00
Brindisi 56,30 Rieti 32,90 Bolzano 0,00
Agrigento 52,94 Savona 32,45 Olbia-Tempio
Ogliastra
Medio Campidano
Carbonia-Iglesias

Fonte: Eurispes.

Ultime notizie
caselli
Recensioni

La storia d’Italia in dieci date nel libro-memoir di Gian Carlo Caselli

Gian Carlo Caselli, uno dei Pm più in vista della storia recente d’Italia, racconta il nostro Paese nel libro-memoire “Giorni memorabili che hanno cambiato l'Italia” attraverso le inchieste che lo hanno visto coinvolto da protagonista, dieci date per dieci snodi giudiziari che hanno segnato gli eventi degli ultimi decenni.
di cecilia sgherza
caselli
zes unica
Mezzogiorno

Zes Unica del Mediterraneo, una sfida per sviluppo e sicurezza dell’area

La Zes Unica del Mediterraneo è stata al centro del dibattito organizzato dall’Istituto Eurispes, che ne ha analizzato i fattori socio-economici, logistici e geopolitici. La Zes Unica diviene strategica in un contesto geopolitico di grandi cambiamenti e incertezze, come strumento utile a garantire sicurezza e sviluppo.
di redazione
zes unica
scuola italiana
Intervista

La Scuola sia baluardo di conoscenza, tolleranza e spirito critico: intervista a Paolo Pagliaro

L’istruzione in Italia è una roccaforte di valori come la conoscenza, il senso critico, la tolleranza, eppure rischia un declino simile a quello della Sanità pubblica. Sfide e opportunità per il futuro della Scuola italiana, nell’intervista a Paolo Pagliaro, Direttore agenzia giornalistica 9Colonne e autore televisivo.
di redazione
scuola italiana
isole
Osservatori

Nascita geologica e nascita giuridica delle isole: intervista a Niki Aloupi

La nascita geologica di un’isola non corrisponde necessariamente alla sua nascita giuridica: lo chiarisce ampiamente Niki Aloupi, docente di Diritto internazionale pubblico all’Università di Parigi- Panthéon-Assas, esperta di Diritto del mare, che offre una panoramica sulla situazione giuridica internazionale delle isole.
di redazione
isole
social
Società

È guerra totale contro la “trappola dei Social”

Le autorità statunitensi hanno cominciato a porsi domande sulla tutela dei minori rispetto all’utilizzo dei Social network. Un uso che, secondo una serie di studi condotti, è relazionato al peggioramento della salute mentale di adolescenti e ragazzi.
di cecilia sgherza
social
apprendimento
Istruzione

La vera inclusione scolastica è garantire buoni livelli di apprendimento per tutti

La Scuola italiana ha bisogno di una riflessione pedagogica e strutturale, e di formulare un’offerta formativa equa basata sull’apprendimento di livello per tutti. Intervista a Roberto Ricci, presidente Invalsi, che commenta i dati emersi dal Secondo Rapporto dell’Eurispes su Scuola e Università.
di Roberto Ricci*
apprendimento
educazione
Istruzione

Perché l’educazione è la causa delle cause. Per una pedagogia della Nazione

Il tema dell’educazione non è uno tra i tanti. Nella società della conoscenza rappresenta il settore decisivo del progresso e dell’innovazione. Eppure, assistiamo a una metamorfosi antropologica e ad una ibridazione tra virtuale e reale che necessitano di una base culturale fondata su un sistema educativo solido.
di Mario Caligiuri*
educazione
isole
Intervista

La condizione sociale e culturale nelle isole, intervista al Prof. Orazio Licciardello

Le isole come luogo geografico, sociale, economico nell’intervista al prof. Orazio Licciardello, Ordinario di Psicologia Sociale presso l’Università di Catania. Il principio di insularità è preceduto da quello di isolanità, una condizione a sé, un dato di fatto che presuppone da sempre un altrove.
di redazione
isole
scuola
Istruzione

La Scuola è una priorità che va oltre la politica

La Scuola italiana è stata oggetto di riforme di ogni governo avvicendatosi negli ultimi anni, senza riuscire a dare una vera impronta rispetto alla Riforma Gentile. Ma il ruolo della Scuola e della ricerca nel futuro del Paese è cruciale, e deve andare oltre i trend politici del momento.
di Gian Maria Fara*
scuola
nomadi digitali
Lavoro

Nomadi digitali, evoluzione in grado di generare opportunità di crescita

I nomadi digitali non rappresentano solo un cambio nella concezione del lavoro, bensì una opportunità di sviluppo delle zone rurali. Se il lavoro da remoto riguarda già il 36% dei lavoratori autonomi in tutta Europa, l’Italia può diventare méta per smart workers nelle molte aree interne e rurali a rischio spopolamento.
di redazione
nomadi digitali