Società

Al servizio di emarginati e poveri in giacca e cravatta: il Gran Priorato della Misericordia

Al servizio degli emarginati e dei nuovi poveri in giacca e cravatta. ll Vangelo di strada alle stazioni Termini e Tiburtina, centri medici e punti di ascolto. Alle mense non si fa la fila, si viene serviti. Sulla tavola, un fiore e una parola buona
di redazione
12 febbraio 2016

C’è un posto sull’Aventino dove il sangue blu di Roma non passa il tempo a scambiarsi consigli per i cerimoniali del tè da servire in tazze di porcellana. La missione del Gran Priorato di Roma dell’Ordine di Malta è quella di sempre e non ammette deleghe: aiutare gli ultimi. I numeri, del resto, parlano chiaro: dai 170.000 pasti caldi serviti alle mense della speranza alle più di 12.000 ore di ‘Vangelo di strada’, con Cavalieri, Dame, Donati e Volontari che hanno portato assistenza ai bisognosi in stazioni, strade e periferie dell’esistenza, donando segni concreti di Misericordia ai fratelli.

Sono 150.000 i poveri e i signori malati assistiti nel 2014 dal Gran Priorato di Roma dell’Ordine di Malta, insieme a centri di assistenza medica che sono ormai punto di riferimento per tutti e a posti letto per i nuovi poveri. Una ’parrocchia’ che abbraccia Lazio, Toscana, Umbria e Marche, vivendo la Chiesta come un “ospedale da campo”, secondo l’indicazione di Papa Francesco. I frati e i volontari della carità ascoltano i bisognosi in modo qualificato, con team specializzati composti da psichiatri e psicoterapeuti. Se ne prendono cura con spirito di solidarietà, dando risposte concrete. Al centro dell’azione dell’Ordine con la Croce a otto punte, simbolo delle Beatitudini evangeliche, c’è la persona e la sua dignità, la valorizzazione spirituale e l’umanizzazione dei luoghi.

Al centro dell’azione dei Volontari guidati dal Gran Priore di Roma, Balì fra Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, ci sono le nuove frontiere del bisogno. L’impegno riguarda infatti gli emarginati, gli immigrati, i perseguitati, i rifugiati, senza distinzione di razza o di religione. E ancora le famiglie colpite dalla crisi, con un’attenzione particolare ai ’nuovi poveri’, quelle persone che siedono alle mense della carità in giacca e cravatta.

È proprio sul territorio che il Gran Priorato di Roma cuce storie di incontri con la Misericordia, come il servizio ai poveri delle stazioni Termini e Tiburtina o i punti di ascolto. Alle mense del Gran Priorato non si fa la fila, si viene serviti. Sulla tavola, un fiore e una parola buona. Questo impegno è anche un racconto di profonda umanità: insieme al pane per i poveri, le cure sanitarie sono assicurate da volontari medici e psicologi, ma ci sono anche servizi di assistenza legale per chi è nel bisogno e progetti importanti come quello dedicato ai papà separati. “Il volontariato – spiega fra Giacomo Dalla Torre – non è fare le cose nel tempo libero ma donare del tempo vero a chi ha bisogno. E vivere insieme il Vangelo che è amore per gli ultimi e i poveri. A chi bussa alla nostre porte non chiediamo da dove venga e quale fede abbia. Per noi sono tutti fratelli e sorelle, perché figli del Dio della Misericordia”.

“Abbiamo migliorato il servizio dei nostri centri di assistenza medica -prosegue il Gran Priore di Roma – e creato altri posti letto per i nuovi poveri. Ma i numeri – sempre importanti – sarebbero fredda statistica se nelle vene di questo impegno non scorresse il desiderio di incontrare l’Altro negli occhi e nelle mani degli ultimi”. La filosofia è semplice, e profonda ad un tempo: le Chiese devono diventare comunità samaritane, sempre in uscita verso le periferie esistenziali. Donare è un atto di creazione. E’ fare Vita.