Giochi pubblici: “L’irresistibile convenienza della legalità”

giochi pubblici

“L’irresistibile convenienza della legalità” è preso a prestito da un paragrafo dell’interessante libro di Giancarlo Caselli e Guido Lo Forte La Giustizia conviene, il valore delle regole raccontato ai ragazzi di ogni età, edito da Piemme. Scrivono gli autori, «[…] la legalità è un vantaggio. […] Non è quel “fastidio” che qualcuno pensa, anzi. E non è neppure un “gioco” fra guardie e ladri a cui assistere con sostanziale indifferenza». Sono considerazioni che a nostro avviso calzano a pennello rispetto a questa fase vitale del settore dei giochi pubblici che guarda al 2022 come all’anno di apertura del cantiere del tanto invocato riordino della normativa che regola la materia, da trasfondere in un Testo Unico. La pre-condizione è un cambio di approccio culturale di tutti gli attori ed in primis del legislatore e dei concessionari di Stato. Ed è qui che giocano un ruolo essenziale la sensibilità e la consapevolezza del valore della legalità.

Giochi pubblici, chiarire i confini tra legale e illegale

L’analisi dello stato dell’arte – assenza di demarcazione percepita tra legale ed illegale (si veda anche “Giochi e scommesse i confini tra legale ed illegale”, Raccolta di Dottrina a cura di C. Sambaldi e A. Strata, 2015) – e delle ragioni storiche che lo hanno determinato, sviluppata in tutti gli approfondimenti dell’Osservatorio Giochi dell’Eurispes, porta oggi ad una riflessione critica in due direzioni. Da un lato, la necessità di superare la titubanza e l’indecisione dello Stato rispetto ad un fenomeno che lo stesso Stato ha deciso di regolamentare (e non solo vietare) e quindi di includere nell’alveo dell’economia legale. Dall’altro, una riflessione sulle iniziative e le attività concretamente messe in campo dagli attori del gioco legale per contribuire alla chiarezza dei confini tra legale ed illegale. Anzi, è forse più appropriato il riferimento a ciò che non è stato fatto, non tanto a livello di comunicazione sociale ed istituzionale quanto fattivamente nelle sedi istituzionali in cui si tutela la legalità.

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Lo sforzo oggi evidente di volersi legittimamente distinguere dall’area dell’illegalità non coglie del tutto nel segno senza un reale e concreto cambio di passo. Se i concessionari del gioco pubblico sono al fianco dello Stato nella gestione di un’attività “sensibile”, se il modello ottimale è quello di una partnership pubblico-privato che funzioni, come osservato dalla Professoressa Paola Severino durante il convegno tenutosi al Senato della Repubblica il 15 novembre scorso, allora non è possibile considerare la tutela della legalità in chiave esclusivamente repressiva e rimessa alle autorità di pubblica sicurezza. La tutela della legalità deve essere declinata su più fronti e di certo non basta parlarne. In disparte l’importanza, più volte evidenziata, di denunciare tutti i fenomeni illeciti rilevati, sono proprio il tecnicismo e la specificità del settore che rendono fondamentale uno spirito collaborativo che si traduca in atti formali nei rapporti con le forze dell’ordine e con la magistratura (si suggerisce la lettura dell’intervista in profondità a Stefano Musolino, magistrato della DDA di Reggio Calabria, in “Gioco Pubblico e dipendenze nel Lazio”, rapporto di ricerca presentato a Roma il 23 ottobre 2019).

La tutela sostanziale della legalità non è affare solo dello Stato

La tutela sostanziale della legalità non è affare solo dello Stato. In quest’ottica e con lo sguardo volto al riordino, anche alla luce dell’importanza del ruolo dell’evoluzione tecnologica nella ricerca delle migliori soluzioni per la sicurezza dei giochi ed in particolare per la prevenzione delle degenerazioni patologiche e criminali, il Piano di Sviluppo previsto oggi esclusivamente per i concessionari della rete per la gestione telematica del gioco lecito tramite apparecchi da intrattenimento (art. 14, comma 8 dell’atto di convenzione di concessione), appare uno strumento che può essere valorizzato e rivitalizzato, per il raggiungimento degli obiettivi lato sensu riconducibili alla tutela della legalità. 
Tutti i concessionari dello Stato, in misura proporzionale al valore della rispettiva raccolta di gioco, potrebbero contribuire alla realizzazione di analisi, studi e ricerche, nell’ambito di un Piano annuale redatto e gestito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che sia finalizzato allo sviluppo responsabile del comparto a 360°. Per ciascun segmento, l’approfondimento di specifici aspetti e profili pertinenti, nelle aree di rilevanza per la tutela degli interessi pubblici in gioco (salute e sicurezza), consentirebbe di ampliare i dati e le informazioni da mettere a sistema. Anche in questo modo si potrebbe concorrere al miglioramento qualitativo della normazione primaria invocata dal sottosegretario con delega ai giochi Prof. Avv. Federico Freni.

Comunicazione e informazione per la tutela del gioco legale e responsabile

Il primo progetto di ricerca realizzato dall’Osservatorio Giochi dell’Eurispes si colloca nell’ambito del Piano di Sviluppo 2017, con riguardo alle iniziative di comunicazione ed informazione per la tutela del gioco legale e responsabile. Vale la pena richiamare alcuni passaggi ancora attuali dello studio (aggiornato al 2018) che si prefiggeva anche di ricostruire l’evoluzione normativa, evidenziandone la stratificazione e le ragioni dei “vuoti” decisionali e di governo che hanno portato ad una sorta di abdicazione della tutela della salute pubblica, nell’area dei giochi pubblici, alla competenza regionale, come se non si trattasse più di una materia di competenza concorrente bensì di esclusiva pertinenza locale.

Alcuni aspetti dell’inquadramento normativo del gioco legale

Ecco alcuni passaggi del capitolo VI dedicato a “Inquadramento normativo del gioco legale: focus sulle misure per il contrasto del Disturbo da Gioco d’Azzardo”: «Il ritardo iniziale dello Stato centrale, rispetto alle Regioni e ai Comuni, nella disciplina della materia in oggetto – al quale è dedicato il punto seguente del lavoro – sembra aver determinato un gap per certi aspetti ritenuto irrecuperabile dal Governo se lo stesso ha ritenuto indispensabile un ulteriore chiarimento in seno alla Conferenza Unificata, prima di approvare il decreto ministeriale di recepimento del contenuto dell’intesa già raggiunta (decreto ad oggi non ancora emanato). La tendenziale equipollenza tra i due ordini di interessi (centrale e locale) richiederebbe una altrettanto tendenziale omogeneità delle discipline legislative confezionate in sede regionale. Come autorevolmente osservato, l’attribuzione al legislatore statale del potere di enunciare i princìpi fondamentali, nelle materie di competenza concorrente, riflette la necessità di contemperare le istanze di differenziazione insite nel concetto stesso di autonomia, e le ragioni dell’uniformità, poste a presidio degli interessi unitari [Quirino Camerlengo, “Autonomia Regionale e uniformità sostenibile: principi fondamentali, sussidiarietà e intese forti”, commento a sentenza Corte Cost. n. 383/2005, in “Le Regioni” 2005]».

«Tuttavia, ciò che connota la materia in esame, come già evidenziato, è il ritardo con il quale il legislatore nazionale si è attivato, a fronte di una produzione normativa crescente a livello locale che ha finito per sopperire all’inerzia nell’adozione di linee generali di azione. La stessa Corte Costituzionale ha avuto modo di affermare la legittimità delle previsioni che abilitano l’amministrazione centrale a vincolare le autorità regionali fornendo loro criteri generali, indirizzi, linee fondamentali, così confermando un’attività di indirizzo e coordinamento in capo all’Amministrazione centrale, anche per la tutela di esigenze di carattere unitario, insuscettibili di frazionamento o localizzazione territoriale [Cfr. Corte Cost. Sentenza n. 383 del 2005].
[…] Più di recente, la Suprema Corte ha avuto modo di ribadire la necessità di applicare il principio generale, costantemente richiamato dalla giurisprudenza della stessa Corte [da ultimo, sentenza n. 1 del 2016], per cui, in ambiti caratterizzati da una pluralità di competenze (quale è quello in esame), qualora non risulti possibile comporre il concorso di competenze statali e regionali mediante un criterio di prevalenza, non è costituzionalmente illegittimo l’intervento del legislatore statale, “purché agisca nel rispetto del principio di leale collaborazione che deve in ogni caso permeare di sé i rapporti tra lo Stato e il sistema delle autonomie [ex plurimis, sentenze n. 44 del 2014, n. 237 del 2009, n. 168 e n. 50 del 2008]».

Partecipazione attiva di concessionari e associazioni di categoria contro i gestori del gioco illegale

Un’ultima considerazione riporta alla natura dell’attività esercitata dai concessionari di Stato che impone loro di indirizzare gli sforzi di responsabilità sulla sostenibilità sociale del proprio business prima ancora che su iniziative, certo meritevoli, e focalizzate sull’inclusione, la cultura e i giovani. Assodata la pacifica rilevanza dei profili socio-sanitari, se la tutela della legalità da tabù è diventata una parola chiave per il riscatto del gioco pubblico, la stessa formi oggetto di progetti mirati anche in ottica culturale, oltre a tradursi nella partecipazione attiva dei concessionari e delle associazioni di categoria, quali soggetti danneggiati dal reato, ai procedimenti penali contro i gestori del gioco illegale ed al fianco dell’Avvocatura dello Stato. Ed allora viene facile citare l’ultimo passaggio della recensione del libro di Giancarlo Caselli e Guido Lo Forte «Alla fine di questo cammino, tirando le somme, si arriva a dire, insieme con agli autori, che la giustizia (insieme alla legalità) conviene davvero, ed è questo il messaggio che a gran forza viene affidato alle giovani generazioni».

 

*Direttori dell’Osservatorio Eurispes su Giochi, legalità e patologie.

 

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