Laboratorio Europa, alimentare il confronto su Istituzioni europee e sulla necessità di un’Europa sociale. Intervista al Prof. Umberto Triulzi

Laboratorio Europa

Laboratorio Europa dell’Eurispes, gli esperti del mondo accademico e gli esponenti della società civile che lo animano si riuniranno a breve per il primo incontro del 2023 che avrà luogo il 26 gennaio. L’incontro darà il via ad un nuovo ciclo dell’attività di analisi e valutazione degli scenari europei nell’ambito della struttura permanente dell’Istituto. Il Laboratorio Europa è attualmente coordinato dal Prof. Umberto Triulzi, economista, docente di Politica economica europea presso l’Università La Sapienza, da sempre impegnato in àmbito internazionale per lo sviluppo e la diffusione di politiche che hanno come obiettivo primario quello di consentire la costruzione di un’Europa diversa, coesa, in grado di affrontare e superare le divisioni interne e la profonda crisi dell’attuale modello europeo. La sua figura subentra a quella di Carmelo Cedrone, coordinatore del Laboratorio dal 2017, sindacalista ed europeista convinto, venuto a mancare pochi mesi fa, rispetto al quale Triulzi ha dato la propria disponibilità per la gestione temporanea delle attività. Nell’intervista realizzata con la nostra rivista online il Prof. Triulzi ha delineato i temi più urgenti da affrontare e analizzare in ambito europeo: integrazione dell’Unione europea nel contesto internazionale, istituzioni europee e posizionamento delle stesse in altri ambiti, primo fra tutto quello delle Nazioni Unite. Emerge inoltre l’urgenza di delineare un’Europa sociale che guardi a temi come futuro, giovani, sostenibilità, accoglienza, istruzione.

Professore, quella del 26 gennaio sarà la prima riunione del 2023 degli esperti del Laboratorio Europa, la terza dalla scomparsa di Carmelo Cedrone. Che eredità rimane?

Vorrei premettere che il Laboratorio Europa nasce come un luogo di riflessione che abbiamo avviato con Carmelo Cedrone nel 2017, ma questa metodologia di coinvolgimento attivo di tutti noi con lui, in realtà, ha una data molto precedente. Carmelo era un ricercatore, uno studioso, che sempre chiedeva il parere agli amici e colleghi con cui aveva lavorato – io ho lavorato con lui in tante occasioni, quando era consigliere del Comitato Economico e Sociale Europeo. È una metodologia, dunque, che in realtà viviamo da tanto tempo grazie anche al supporto, alla tenacia e alla determinazione di Carmelo Cedrone. L’eredità che rimane è enorme. Cedrone era un grande lavoratore, un grande studioso, un appassionato dei temi europei e soprattutto era un individuo che aveva sempre bisogno di trovare una risposta; non si accontentava del fatto che ci fossero problematiche da analizzare – ne era perfettamente consapevole –, lui cercava sempre di trovare, nei messaggi e nelle conversazioni che avevamo con lui, una risposta. Ci ascoltava, ci chiedeva, ci incentivava a ragionare con lui, e questo è un lavoro straordinario. Io credo che non molte persone abbiano la capacità che aveva lui di creare e stimolare una discussione. È veramente difficile pensare di poter imitare il ruolo, la responsabilità, l’intelligenza del modo di lavorare di Carmelo Cedrone.

Da dove si riparte?

Noi esperti del Laboratorio ci siamo riuniti già diverse volte per, appunto, metterci in discussione e capire che cosa vogliamo fare e da dove vogliamo partire. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di mettere insieme tutta la documentazione prodotta dal 2017 ad oggi grazie all’incessante lavoro di confronto e discussione sui tanti temi europei sui quali, ognuno di noi è stato coinvolto nel tempo. Abbiamo, quindi, deciso di costruire un dossier del lavoro svolto sotto la guida di Carmelo Cedrone, dove vengono evidenziati e studiati i temi, gli spunti di riflessione da lui suggeriti e che sono poi stati presentati ad altre Istituzioni al fine di promuovere un dialogo e un confronto con altre realtà e altri colleghi. Ripartiamo da un documento importante, con l’obiettivo di portarlo all’attenzione di tutti coloro che in qualche modo si interessano all’Europa, vogliono lavorare per un cambiamento dell’Europa.

Come intende proseguire l’attività del Laboratorio?

Questa è una domanda veramente importante. Evidentemente non vogliamo soltanto pubblicare un documento – con l’aiuto dell’Eurispes – che poi sarà portato all’attenzione in una conferenza che organizzeremo per ricordare il lavoro di Carmelo Cedrone. Vogliamo continuare il lavoro. Vogliamo immaginare di mantenere in vita un luogo di trasferimento di esperienze, di confronto di idee e di discussione sui tanti temi che ci appassionano e sui quali ognuno di noi sta lavorando, legati dall’argomento centrale che è quello del futuro dell’Unione europea. Basandoci poi sulle riflessioni fatte e condivise tra i membri del Laboratorio, ci siamo dati delle priorità, prima su tutte quella di creare delle occasioni di incontro per approfondire argomenti che sono rimasti ancora aperti, o anche problemi che non sono stati ancora risolti, nell’ambito dell’integrazione europea per cercare di raggiungere, tra noi più stretti amici e membri del Laboratorio Europa, la possibilità di confrontarci e capire come trovare una posizione comune sui tanti temi aperti che sono oggi sul tappeto o nell’agenda europea. Bisogna anche ricordare – e questo è importante – che il Laboratorio non è una struttura chiusa bensì aperta, noi siamo felici di poter accogliere in futuro tante altre persone interessate al futuro dell’Europa e che condividano con noi la necessità di continuare a discutere, parlare e trovare soluzioni ai tanti problemi europei. Il laboratorio continuerà ad essere uno strumento di dialogo e confronto.

Che obiettivi si pongono il Laboratorio e i suoi esperti per il prossimo futuro?

Insieme ai membri del Laboratorio Europa abbiamo individuato una serie di temi sui quali vorremmo approfondire la nostra discussione e desideriamo che per ogni tema vengano individuate una o anche più persone che intendano produrre una scheda in cui si metta in evidenza quali sono gli aspetti più rilevanti dell’Unione europea riguardo alle diverse materie prese in esame. Quindi, la metodologia suggerita per portare avanti questo obiettivo collettivo è quella di incontrarci per discutere di queste schede e poi, una volta concordata una posizione comune, aprirci al confronto con altre Istituzioni, altri esperti e altre persone interessate ai temi europei.

Quali sono, a Suo parere, i temi che dovrebbero essere messi al centro dell’agenda dell’Unione europea?

Attualmente, quelli che ricordo sono gli argomenti discussi nei nostri incontri. Il primo riguarda i tanti aspetti che devono essere ancora approfonditi inerenti alle Istituzioni europee: si parla di integrazione differenziata, delle proposte di modelli politici di federazioni differenziate, dei problemi di allargamento dell’Ue verso altre aree – sollecitate anche dalla guerra in corso in Ucraina –, che chiedono di entrare a far parte dell’Unione europea. E non ci riferiamo solo a quelle che, come l’area dei Balcani, sono già da tempo all’ordine del giorno. Un altro problema riscontrato è quello legato alle interazioni tra Unione europea e altre Istituzioni internazionali, una su tutte le Nazioni Unite. L’Ue ha un ruolo rilevantissimo all’interno dell’Istituzione delle Nazioni Unite – sappiamo che l’Europa ha uno statuto di osservatore permanente, nonostante non gli sia riconosciuto un voto –, partecipa all’Assemblea generale e può presentare anche delle proposte. Immagino che questo tema dovrà prendersi carico delle riforme che, da più parti, si suggeriscono sul diritto di veto consentito solo ai cinque Paesi membri permanenti dell’Organizzazione, previsto dallo Statuto delle Nazioni Unite. Questo è infatti un forte limite, certamente democratico, che non è presente nel funzionamento dell’Unione europea. Poi c’è un secondo tema che riguarda l’Europa economica e qui abbiamo tanti argomenti che vanno discussi e trattati: la riforma del Patto di stabilità che si sta cominciando a determinare – gli esperti parlano spesso di beni comuni europei. L’Europa dovrà necessariamente trovare nuove forme per finanziare investimenti in settori che essa stessa considera fondamentali, come il settore dell’energia. Questa è una scheda difficile da comporre perché i tanti temi in discussione riguardano veri cambiamenti che noi vorremmo apportare al funzionamento di questa importantissima Organizzazione internazionale, regionale – poiché riguarda “solo” i 27 paesi dell’Ue. Un terzo tema è quello dell’Europa sociale: vorremmo dedicare più attenzione ai temi sociali che ultimamente, per via di cause prodotte dalla pandemia di Covid-19 e dalla crisi conseguente la guerra russo-ucraina, sono passate in secondo piano perdendo l’importanza che le dovrebbe invece caratterizzare. Noi abbiamo un’Europa sociale in cui sono presenti ancora molti squilibri e tante sono le tematiche che vanno assolutamente approfondite, ad esempio quelle legate ai giovani e al diritto all’istruzione e alla formazione o, ancora, il problema dei migranti che allo stato attuale, come Unione europea, non siamo stati in grado di risolvere. Merita una menzione e un’attenzione particolare l’importanza della sostenibilità della tassonomia sociale, partendo anche dall’interazione e collaborazione tra sindacati e imprese. Dunque, sono tante le opportunità di confronto e dialogo e rimane vivo il desiderio di portare avanti il lavoro avviato da Carmelo Cedrone, di non fermarsi e di non accettare che la situazione resti come quella attuale. Vogliamo spingere l’Europa a cambiare e dobbiamo convincere gli europei a chiedere di cambiare. Questo rappresenta la nostra missione e l’eredità che ci ha lasciato Carmelo.

Visto il periodo storico che l’Europa, ma tutto il mondo, sta attraversando, spenderebbe due parole riguardo la crisi energetica che ci ha investiti? Sicuramente rientra tra i temi di interesse emersi dall’analisi degli esperti del Laboratorio Europa.

Questo sì, è un argomento di grandissimo rilievo perché si tratta del principale problema di cui oggi soffriamo, cioè l’assenza di una politica energetica comune in Europa. L’energia oggi è un settore in forte fibrillazione – per via della guerra in corso ma non solo –, e l’Europa è risultata molto dipendente dalle importazioni estere di petrolio e gas. Dobbiamo certamente diventare più indipendenti, ma questo significa aumentare gli investimenti pubblici e privati nel settore, avere una strategia europea unica e non 27 strategie nazionali che non porterebbero a una soluzione ottimale del problema. Sarà necessario concentrarsi sulla definizione di quali tipologie di energie rinnovabili ampliare e implementare, trovando un modo efficace e duraturo per raggiungere una riduzione importante dei consumi energetici e per salvare l’ambiente. A tal proposito, ci sono gli impegni assunti all’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici che devono essere rispettati; obiettivi quelli definiti dall’Unione europea molto più restrittivi e rigidi rispetto al resto della comunità internazionale. Quel che è certo per il momento è che, riguardo l’Europa dell’energia, i temi su cui confrontarsi e discutere non mancano.

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