Prospettive europee: solo uniti si decide il futuro

unione europea

Anche se si arriverà a una tregua, la questione russo-ucraina, con tutte le sue sfaccettature, ci accompagnerà per anni, tanto nei rapporti geopolitici quanto nelle singole politiche. Basti pensare che l’invasione dell’Ucraina è un volano per la Cina, che le consente di provare a concretizzare le proprie intenzioni verso Taiwan. L’avvertimento del Ministro della Difesa Wei Fenge al Capo del Pentagono americano Lloyd Austin è eloquente: «Taiwan è parte della Cina e nessuno può cambiare questo dato di fatto». Gli eventi che dominano l’attualità hanno evidenziato una realtà incontrovertibile: gli interessi nazionali dominano il sistema europeo e le divisioni croniche indeboliscono l’Ue, rallentandone il processo di integrazione, comportando pegni pesanti per il futuro.

Per molto tempo, si è diffusa l’opinione che ogni crisi si sarebbe rivelata un’opportunità di crescita per l’Unione e i suoi Stati membri. L’equazione “crisi/occasione favorevole” non si è tuttavia rivelata veritiera al verificarsi della crisi economica e finanziaria globale nel 2008 – che con la sua cinica gestione, nei confronti della Grecia in particolare, ha minato la credibilità dell’Ue – della pandemia da Covid-19 e dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. La conseguenza di ciò è che spesso si è portati a domandarsi se e quanto resisterà l’Unione europea, per quanto in modo retorico, poiché nessuno Stato europeo è in grado, con le proprie forze e in solitaria, di essere protagonista sulla scena del mondo: i ritmi di crescita economica e demografica degli altri continenti sono incomparabili e insostenibili. Ma non solo: le grandi sfide della sicurezza, dello sviluppo economico, sociale e tecnologico, della protezione dal rischio delle epidemie, della gestione dei flussi migratori, della tutela dei diritti e dell’ambiente. O, ancora, la geo-finanza, l’intelligence economica, lo sviluppo digitale e tecnologico, la sostenibilità e l’abbandono dei combustibili fossili, la conservazione della “civiltà europea”, sono tutte tematiche che non potranno essere affrontate e vinte da nessun paese europeo da solo. Tuttavia, anche gli europeisti più convinti ritengono che difficilmente l’Unione europea possa rimanere in questa sua attuale configurazione, per quanto sia difficile capirne le possibili evoluzioni.

I problemi di oggi non potranno essere affrontati e vinti da nessun paese europeo da solo

L’Unione è stata una grande intuizione e nei suoi 70 anni di vita progressi straordinari sono stati compiuti. Tuttavia, oggi ciò non è più sufficiente. Quanto sta accadendo ci spinge sostanzialmente a ritenere, senza paura di essere considerati anti-europeisti, ma piuttosto di averne a cuore il futuro, che questa Unione europea è inadeguata alle sfide del nostro tempo e che serve una profonda revisione dei Trattati per un’Europa diversa, che rispetti l’identità dei singoli Stati, ma abbia una voce politica unica sui grandi temi del presente. Sono richiesti interventi adeguati, di ampia portata e prettamente di natura politica. E ciò non è affatto facile, sono solo perché, nella realtà della globalizzazione, la politica sembra essere arretrata rispetto all’economia, ma soprattutto perché la cessione di una parte della sovranità ha costituito sempre lo scoglio più difficile da affrontare per i governanti nazionali.

Anche gli europeisti convinti ritengono che difficilmente l’Unione europea possa rimanere nella attuale configurazione

La crisi che ha colpito l’Unione europea ha reso indispensabile la riforma dell’intero sistema europeo disegnato in gran parte più di sessanta anni fa, a partire da obiettivi solo in parte realizzati e concepito per far fronte a sfide che sono diventate ora drammatiche e di fronte alle quali gli Stati nazionali appaiono sempre più incapaci di agire da soli. La riforma del sistema Ue appare ancora più necessaria per poter svolgere un ruolo di attore a livello internazionale nei settori in cui sono evidenti gli interessi strategici dell’Europa: lotta al cambiamento climatico, gestione dei flussi migratori, realizzazione degli obiettivi per uno sviluppo sostenibile, sicurezza esterna.

Questa Unione europea è inadeguata alle sfide del nostro tempo

L’attuale distribuzione di competenze nell’Ue appare dunque insoddisfacente. Innanzitutto, occorre sempre tener presente che l’Ue si caratterizza per un’altissima eterogeneità di preferenze. Se vuole dunque preservarsi come unione vasta e diversificata, essa deve concentrarsi sull’integrazione di poche politiche d’importanza strategica, demandando tutto il resto alle competenze degli Stati membri. In secondo luogo, esistono degli ambiti in cui un alto livello di integrazione sovranazionale appare più che giustificato, e andrebbe dunque perseguito con ambizione. Sono tra questi la protezione dell’ambiente, il controllo dell’immigrazione e delle frontiere, l’antiterrorismo, la politica estera e di difesa, la promozione della ricerca e dell’innovazione.

In terzo luogo, nel lungo periodo l’Ue dovrebbe gradualmente ritirarsi dalla politica agricola come anche da legislazione e politiche in materia sociale, che si tenta invece continuamente di rafforzare, in barba ad una sana sussidiarietà. Si dovrebbero anche esplorare modi per ripristinare una maggiore responsabilità nazionale sulle decisioni di politica economica e fiscale, che sono di fatto divenute una competenza condivisa durante la crisi, in contraddizione con la lettera dei trattati e coi dettami di un sano federalismo. Molto può essere fatto senza intervenire sui Trattati vigenti. Tuttavia, una riforma vera e profonda del sistema dell’Unione è ora ineludibile.

Nessun’azienda europea può competere con successo contro i giganti dell’economia globale

Il sistema europeo, i suoi meccanismi e le sue liturgie mostrano, ormai, svariate incongruenze. Non poche dipendono dalla sua impostazione originaria, mai veramente superata dalle numerose, successive modifiche dei Trattati, che induce gli europei a dubitare della piena legittimità democratica dell’Unione europea. Nessuno Stato europeo può illudersi di riuscire ad affrontare da solo le grandi sfide globali: mondializzazione degli scambi e/o possibili crisi economiche e finanziarie globali; le diseguaglianze e la povertà, il cambiamento climatico, il degrado ambientale e le politiche energetiche; le dinamiche dei mercati finanziari, la fiscalità e la sua elusione; i crescenti flussi migratori, le politiche dell’asilo e dell’integrazione; la lotta al terrorismo e alla criminalità internazionale. E nessun’azienda europea, confidando solo nelle anguste risorse e nelle politiche nazionali, può competere con successo contro i giganti dell’economia globale. L’obiettivo non può che essere una federazione europea: non un super-Stato, bensì una Comunità federale. È probabilmente impossibile arrivarci emendando gli attuali Trattati: va predisposto un nuovo Trattato che doti tale entità delle opportune competenze esclusive, in tutti i settori dove l’azione dei singoli Stati risulti inadeguata, delineando un vero sistema costituzionale che le consenta di esercitarle con efficacia e metodo democratico.

L’obiettivo non può che essere una federazione europea: non un super-Stato, bensì una Comunità federale

La guerra in Ucraina rappresenta un nuovo momento storico in cui si può decidere concretamente il futuro dell’Europa. In un mondo in cui le grandi potenze sono rappresentate da giganti quali Stati Uniti, Cina, Russia, India, l’obiettivo finale non può che essere una maggiore integrazione europea sul piano interno sui grandi temi centrali della nostra epoca – di pari passo con una necessaria revisione della governance europea – che possa rendere l’Unione europea alleata, e non serva degli altri paesi sul piano internazionale. E proprio l’indipendenza e la sovranità europea dovranno essere l’elemento centrale nella strategia europea, affinché l’Ue possa operare in proprio quando gli interessi continentali divergono da quelli dei paesi terzi.

L’indipendenza e la sovranità europea dovranno essere l’elemento centrale nella strategia europea

Per l’Italia la scelta dovrebbe essere chiara: se fallisce il disegno europeo, il nostro Paese diventerà un’area marginale, subalterna all’egemonia di altre potenze. “L’Europa è il nostro destino” non vuol dire che altri scenari non siano possibili, ma ogni scenario alternativo all’unità europea non garantirà la capacità degli Stati nazionali di rispondere ai bisogni dei loro cittadini, né, tanto meno, al loro desiderio di essere protagonisti sulla scena del mondo. L’unico modo per protagonisti del proprio destino, è quello di essere uniti. O Europei e sovrani, o nazionali e sudditi. Se dietro il sovranismo c’è il legittimo desiderio di non farsi governare dagli altri, è bene essere chiari: l’unico modo per non essere alle dipendenze di altri, è l’unità europea. L’Italia è pertanto chiamata a essere protagonista in questo periodo storico.

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